LA DECORAZIONE BAROCCA
IN SAN GIULIO DI DULZAGO

Di Flavia Fiori
La più recente e radicale trasformazione dello spazio interno della chiesa di San Giulio, dopo le vicende medievali, risale agli anni sessanta e settanta del XVII secolo, con la realizzazione delle due cappelle laterali, decorate con dipinti e stucchi, e si conclude con la decorazione pittorica della navata centrale negli anni 1735 e 1736, date leggibili sulle pareti del tiburio.

La realizzazione della cappella di Sant’Antonio è da circoscrivere, per gli elementi stilistici architettonici, agli anni 70-80 del XVII secolo.
La cappella, voltata, è decorata da una coppia di colonne, con capitelli compositi, sormontate da un frontone archivoltato spezzato, al cui centro è posta la finestra rettangolare; sul fastigio sono collocati due angeli. L’architettura è caratterizzata dal cornicione modanato fortemente aggettante, che separa le pareti dalla volta.
Agli anni 70-80 potrebbero essere ascritti i dipinti della volta firmati:
“FRA.(NCESC)US BELOTU. B.TI F.(ECIT)”
alla base, a sinistra del primo sottarco, all’ingresso della cappella, nell’ovale rffigurante un episodio della vita di Sant’Antonio.

Angeli nella cappella del SS. Rosario

I dipinti propongono, negli sfondati della volta, angeli in coro e angeli musicanti, San Giulio e, nel riquadro centrale, la Madonna col Bambino benedicente, che suggerisce un discreto senso del volume, nonostante la diffusa caduta di colore.

Angeli musicanti, particolare di affresco
nella cappella di Sant'Antonio

Nella navatella meridionale della chiesa di San Giulio, di fronte alla cappella di Sant’Antonio, vi è la cappella dedicata alla Madonna del Rosario, dall’impostazione architettonica analoga.

Secondo la relazione del parroco di Dulzago degli anni venti del secolo scorso, conservata nell’archivio parrocchiale locale, è ascrivibile al 1712, ma nella realizzazione degli stucchi del primo sottarco risulta stilisticamente in parte coeva alla cappella di fronte, e databile agli anni 70-80 mentre la realizzazione dei dipinti dovrebbe risalire al 1719 circa.

La volta a botte si ripete nelle due campate, ma la presenza della coppia di colonne tortili col capitello corinzio e il frontone spezzato a “S” sopra l’altare, con la finestra centrale, rivela un gusto barocco aggiornato secondo i modelli architettonici torinesi e milanesi.





La cappella del Rosario

Nelle volte i dipinti sono incorniciati da stucchi; negli sfondati i dipinti raffigurano San Francesco d’Assisi che riceve le stimmate e la Madonna col Bambino che affida il Rosario a San Domenico; al centro vi è la Trinità che incorona la Vergine.
Nel secondo registro, verso la parete di fondo, sono rappresentati l’angelo custode a destra, e, a sinistra, San Michele arcangelo, al centro due angeli con la corona del Rosario.
Sugli stucchi delle pareti, ai lati dell’altare, pare riconoscersi un intervento autonomo nel gusto rispetto alla volta: due grandi cornici modanate con andamento mistilineo delimitano i dipinti raffiguranti San Carlo Borromeo che comunica gli ammalati e, a destra, San Francesco Saverio, missionario gesuita, che battezza alcuni indigeni delle Indie raffigurati con un copricapo di piume, attributo convenzionale degli indiani d’America, che sovente gli artisti barocchi non distinguevano dai nativi dell’India.

La mensa dell’altare del Rosario è serrata da due coppie di volute e coperta da un paliotto di stuccoforte simile a quello dell’altare di fronte, segno di un intervento comune per ultimare le due cappelle. I paliotti differiscono solo nell’iconografia dell’ovale dedicato ai titolari delle rispettive cappelle.

La statua di San Giulio e particolare della balaustra, in occasione della festa del santo

L’ampia decorazione delle pareti del tiburio è composta da motivi con gigantesche anfore dorate accostate a una finestra sulla parete meridionale e ad una finta apertura sulla parete settentrionale; è realizzata su intonaco fresco inciso e dipinto con corpose integrazioni a secco sopra affreschi più antichi.

L’intervento pittorico incornicia due tele della prima metà del XVIII secolo, probabilmente coeve alla decorazione affrescata: una raffigura la Sacra famiglia, di autore ignoto, coloristicamente vicino alla scuola veneta del Seicento, l’altra rappresenta la Famiglia di Maria da attribuire ad un pittore appartenente all’ambiente pittorico novarese.

Una terza tela, già sulla controfacciata, e almeno dal 1981 nella casa parrocchiale, raffigura la Madonna col Bambino, ed è copia settecentesca della Beata Vergine che vela il Bambino Gesù, dipinta nel 1627 da Guido Reni per un altare di Santa Maria Maggiore a Roma, della quale si ignora l’attuale ubicazione. L’opera è nota attraverso l’acquaforte di J. Gérardin del 1661 e numerose copie tarde.

La decorazione pittorica del tiburio pare voler suggerire l’ampliamento, oltre il reale, dello spazio limitato e squadrato della chiesa medievale. Ben si accorda con l’altare di marmi policromi, ascrivibile alla prima metà del XVIII secolo. La decorazione pittorica ha quindi il compito di creare un’unità pittorica in ambienti e spazi differenti per stile e per epoca.

Le due cappelle sono completate dalla mano del modesto, ma abile decoratore che dipinge le pareti e tutto ciò che sta sotto il cornicione, collegando la navata centrale, di origine medievale, al resto dello spazio interno e dipingendo sul fronte meridionale della cappella di Sant’Antonio, gli angeli corrispondenti a quelli in stucco sul fronte della cappella del Rosario.
Nella cappella di Sant’Antonio dipinse il miracolo della mula. Nella volta a crociera costolonata è raffigurato il trionfo degli angeli con l’adozione di moduli naturalistici accanto a quelli architettonici, e prevalgono i toni grigi che uniscono cromaticamente le due cappelle prospicienti.



 

Nella base della volta a pseudocrociera, vicino alla controfacciata, emerge l’arma del committente, l’abate don Antonio Ferdinando del Pozzo, cavaliere della Cisterna, titolare a Dulzago dal 1727 al 1740.

Nella volta è raffigurato lo Spirito Santo in forma di colomba, in un’aureola raggiata con cherubini e quattro grandi angeli che guidano lo sguardo di chi osserva verso i due grandi ovali sulle pareti delimitati da due finte e ricche cornici: a Nord è raffigurato San Francesco di Paola, secondo l’iconografia tradizionale, con saio bruno, dell’ordine dei Minimi, da lui fondato, con il motto “CHARITAS” che lo contraddistingue; a Sud San Filippo Neri è rappresentato secondo un’iconografia inconsueta: con la pianeta, davanti all’altare, mentre gli appare Gesù Bambino con dei gigli in mano.



Comunità della Badia di Dulzago