F. Portaluppi - La chiesa di San Giulio - L'esterno


La facciata della chiesa in origine doveva presentare un profilo a capanna, analogamente alla maggior parte delle chiese romaniche lombarde, come sembrerebbe confermato dall’andamento degli archetti pensili di cui si conservano tracce nella parte centrale del prospetto.

Sovralzata poi nella parte centrale con timpano a cornici modanate, presenta ora un profilo a salienti. Le lesene che vanno a terminare negli spigoli del timpano ricalcano probabilmente un precedente elemento romanico destinato a tripartire la facciata in corrispondenza della tripartizione interna in navate.

La parte inferiore è organizzata con tre portali ad arco a tutto sesto, di cui i due laterali ciechi (ma aperti nelle lunette). Nella lunetta del portale centrale, l’affresco con il Santo titolare della chiesa rinnova una precedente immagine dello stesso Santo.
Nella parte superiore si apre una sola finestra centrale a profilo rettangolare, sovrastata da una lunetta; ai lati due nicchie vuote.

La superficie è interamente intonacata; davanti all’ingresso due gradini in beola. A partire dai primi anni del Settecento, addossato alla facciata sulla sinistra, esisteva un ossario coperto da un tetto in tegole ed in cattivo stato di conservazione che fu abbattuto in epoca successiva.



San Giulio - facciata

A sinistra dell’edificio ora sorge il campanile, eretto a spese dell’Abate Commendatario Don Lorenzo Cristiani verso il 1755, in sostituzione di quello antico posto sul tiburio.
A pianta quadrata, è realizzato in mattoni intonacati con lesene angolari interrotte orizzontalmente da fasce marcapiano, di cui quella alla base della cella campanaria diventa una cornice più pronunciata atta a separare la parte terminale del campanile stesso e la cella campanaria è alleggerita su ciascun lato da un’ampia apertura ad arco; l’infittirsi poi di modanature in progressivo aggetto viene a costituire un elaborato coronamento sul quale poggia la coperture in coppi (ma forse in origine in lastre di beola, piodelle).

Il fianco nord della chiesa presenta evidenti segni degli interventi di epoche diverse: della originaria struttura perimetrale rimane in vista solo la porzione sovrastante l’ultima campata della navata laterale; si conservano nove archetti pensili a tutto sesto, con mensoline in cotto a varie modanature, inseriti in un paramento di mattoni regolari.

Sotto questa decorazione riprende la muratura di corsi di mattoni e ciottoli disposti a spina di pesce resi regolari da solchi tracciati a cazzuola in senso orizzontale e obliquo sui letti di malta.
Addossato alla parte inferiore di questo stesso muro sorge il vano della sacrestia, di mattoni in origine intonacati, come si può dedurre dal tipo di muratura e dalla presenza di ampie parti di intonaco ancora conservate.

Il tiburio interno

Su questa parete è ricavata una finestra quattrocentesca ad arco scemo con spallette quadrate. Nel vano della finestra sono stati murati, in epoca imprecisata, un pulvino ed una testa celtica in marmo, poi rimossa ed ora conservata presso l’archivio della Curia di Novara.
La parte tra il campanile e la sacrestia corrisponde ad un ampliamento secentesco finalizzato alla realizzazione della cappella di Sant’Antonio da Padova; dopo la costruzione del campanile la cappella risultò separata dal medesimo per mezzo di una rientranza su cui si affacciavano la finestra della cappella stessa e, di fronte, la porta d’accesso al campanile.
Verso gli anni trenta, questo vano è stato chiuso ed utilizzato come deposito degli arredi sacri.



Monofora sigillata

 

Comunità della Badia di Dulzago